Durezza e conducibilità dell’acqua: cosa significano davvero (e come scegliere il depuratore giusto)
- Giuseppe William Moschetta
- 20 ore fa
- Tempo di lettura: 4 min

Se hai mai guardato un’analisi dell’acqua (del Comune, dell'acquedotto o l'etichetta di una bottiglia), ci sono due numeri che saltano fuori spesso e creano confusione: durezza e conducibilità.
Molti li scambiano per “sinonimi di acqua buona o cattiva”. Non lo sono.
Sono due parametri diversi, utilissimi, ma solo se sai leggerli.
E soprattutto: sono due parametri che ti dicono con chiarezza che tipo di depuratore ha senso in casa tua. Se sbagli interpretazione, finisci a comprare un filtro che non cambia nulla (per poi magare concludere che “i depuratori non servono”).
La durezza? Non è “sporco”, è calcio e magnesio
La durezza misura principalmente la quantità di calcio e magnesio disciolti nell’acqua.
In Italia questa caratteristiche viene spesso espressa in gradi francesi (°f), dove 1 °f corrisponde a 10 mg/L di CaCO₃ (equivalente di carbonato di calcio).
Nelle normative e nelle linee guida italiane la durezza è un parametro con un intervallo consigliato tra 15 e 50 °f (quindi 150–500 mg/L come CaCO₃). (Arpa)
Qui la cosa importante è capire l’effetto pratico:
Se non sei afflitto da problemi di salute ai reni (come i calcoli o l'insufficienza renale) l’acqua ricca di calcio e magnesio (e quindi di durezza più alta) è solo positiva per il tuo benessere e la tua salute. Un eccesso di durezza, tuttavia, tende a creare incrostazioni di calcare: resistenze di lavatrici e lavastoviglie, bollitori, docce, rubinetti.
Se la durezza è invece molto bassa (tipico di acque addolcite o dissalate), l’acqua può diventare più “aggressiva” per gli impianti e meno equilibrata sul piano tecnico, oltre che più povera per la tua salute. Non a caso, nella normativa più recente sul consumo umano (D.Lgs. 18/2023) compaiono valori raccomandati per acque sottoposte a dissalazione/addolcimento, tra cui una durezza totale di minimo 15 °f come soglia di sicurezza tecnica (remineralizzazione/miscelazione).
Perciò la durezza non è “un veleno”, ma è un parametro che ti dice quanto il tuo impianto domestico sarà sotto stress da calcare e quanto l'acqua che bevi aiuta a promuovere la salute del tuo organismo (o, all’opposto, quanto l’acqua potrebbe essere troppo povera dopo certi trattamenti, come l'osmosi inversa).
Conducibilità: l’indicatore più rapido di “quanti sali ci sono”, ma non quali
La conducibilità elettrica (di solito espressa in µS/cm a 20°C) misura quanto l’acqua conduce corrente elettrica. Sembra una cosa da laboratorio, ma in realtà è un indicatore semplice: più ioni disciolti ci sono (sali, minerali), più la conducibilità sale.
A livello normativo europeo e italiano, la conducibilità è un parametro indicatore: la Direttiva (UE) 2020/2184 riporta un valore di riferimento di 2.500 µS/cm a 20°C, recepito in Italia nel D.Lgs. 18/2023.
Qui c’è la trappola mentale: conducibilità alta non significa automaticamente “acqua pericolosa”. Significa “acqua molto mineralizzata” oppure “acqua con tanti sali disciolti per altre ragioni”. Per sapere quali sali (sodio? cloruri? solfati? nitrati? altro?) servono analisi mirate. La conducibilità è un indicatore, non una diagnosi completa.
Durezza e conducibilità sono quindi correlate, ma non sono la stessa cosa
Molti pensano: “Se l’acqua è dura, allora avrà conducibilità alta. Quindi basta uno dei due parametri”. Ma è un ragionamento incompleto.
La durezza riguarda soprattutto Ca e Mg. La conducibilità riguarda tutti gli ioni disciolti. Quindi puoi avere:
durezza alta e conducibilità moderata, se i minerali sono soprattutto calcio/magnesio;
durezza bassa ma conducibilità alta, se ci sono tanti sali “non duri” (per esempio sodio e cloruri);
entrambi alti, tipico di acque molto mineralizzate.
Questa distinzione è esattamente ciò che ti guida nella scelta del trattamento: un sistema che riduce il cloro migliora il gusto, ma non cambia la durezza; un sistema che riduce davvero gli ioni (come l’osmosi inversa) cambia anche la conducibilità.
Cosa significano per te, in cucina: gusto, calcare, “acqua pesante”
La percezione di “acqua pesante” spesso è più legata alla mineralizzazione complessiva (quindi anche alla conducibilità/TDS) che alla sola durezza. L’OMS, nel documento di supporto sul TDS (solidi disciolti totali), indica che acqua con TDS sotto 1.000 mg/L è di solito accettabile per i consumatori (anche se la “gradevolezza” varia). (Organizzazione Mondiale della Sanità).
La conducibilità è spesso usata proprio come indicatore rapido della quantità di solidi disciolti.
In pratica: se ti dà fastidio il sapore, se senti retrogusti “salini/metallici”, o se vuoi un’acqua più leggera, la conducibilità alta è un indizio utile. Se invece il tuo problema sono calcare e incrostazioni, la durezza è il tuo nemico numero uno.
Quale depuratore serve davvero? Dipende da quale parametro vuoi correggere
Qui conviene essere diretti: non esiste “il depuratore migliore”.
Esiste quello che risolve il tuo problema.
Se il tuo obiettivo è soprattutto migliorare gusto e odore (tipicamente cloro e composti organici), spesso basta la microfiltrazione: è il trattamento più sensato quando durezza e conducibilità sono nella norma e vuoi solo acqua più buona da bere.
Se invece vuoi ridurre i sali disciolti (quindi abbassare conducibilità e, di conseguenza, “alleggerire” l’acqua) e ridurre anche la durezza in modo drastico, allora la scelta logica è l’osmosi inversa: è il trattamento che lavora davvero sugli ioni e quindi cambia numeri e sensazione in bocca, non solo l’odore.
Se il problema principale è il calcare in casa (boiler, docce, elettrodomestici), allora ha senso valutare un addolcitore a monte (o soluzioni anticalcare dedicate), perché qui stai proteggendo impianti e apparecchi, non solo l’acqua da bere. E in questo, la durezza è il fattore decisivo.
Il modo più intelligente per non sbagliare acquisto
Se vuoi evitare di comprare “a intuito”, la scelta più efficiente è partire dai tuoi valori (li trovi spesso nel report del gestore idrico o li misuri con test appositi), per poi scegliere il sistema giusto: microfiltrazione, osmosi inversa, addolcimento, o una combinazione ragionata.
Tuttavia, la microfiltrazione resta la soluzione ideale alla maggioranza dei casi, fornendo un acqua pura, sicura, senza odori, ma non privata dei sali minerali essenziali per il nostro organismo.
Noi di Fonte Papa consigliamo e realizziamo su misura sistemi ad osmosi inversa solo per i clienti afflitti da patologie renali e altre particolari esigenze di salute che richiedono idratazione con acqua priva di sali minerali.
Se vuoi scegliere senza avere pensieri, ti basta contattarci. Faremo un test di durezza e conducibilità della tua acqua: il resto lo impostiamo noi, senza che tu debba “sperare” che il tuo sistema di depurazione funzioni, evitando di affidarti a sensazioni e pregiudizi, ma basandoti solo su dati concreti e oggettivi.




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